La Consulta boccia l’ergastolo ostativo, permessi premi anche per i mafiosi

La Consulta boccia l’ergastolo ostativo e dichiara incostituzionale la norma che vieta permessi premio a un migliaio di detenuti in Italia.Secondo la Corte Costituzionale, qualunque ergastolano, anche il mafioso che non collabora con la giustizia, ha diritto di accedere ai benefici purché abbia dimostrato di aver reciso ogni legame con la criminalità.La notizia arriva a due settimane da un’analoga decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo che aveva chiesto all’Italia di modificare la norma in questione. A differenza della sentenza di Strasburgo, quella dei giudici costituzionali è da subito vincolante e riguarda potenzialmente tutti i condannati all’ergastolo ostativo detenuti nelle carceri italiane, fatta eccezione per quelli al 41 bis. “La Corte – fa sapere la Consulta – ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 bis, comma 1, dell’Ordinamento penitenziario nella parte in cui non prevede la concessione di permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia, anche se sono stati acquisiti elementi tali da escludere sia l’attualità della partecipazione all’associazione criminale sia, più in generale, il pericolo del ripristino di collegamenti con la criminalità organizzata. Sempre che, ovviamente, il condannato abbia dato piena prova di partecipazione al percorso rieducativo”.Immediata la reazione del mondo politico con il ministro della giustizia Alfonso Bonafede che chiede agli uffici di Via Arenula di analizzare “con la massima priorità” le possibili conseguenze della decisione, mentre l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini attacca su Facebook: “Permessi premio per chi è all’ergastolo per mafia e terrorismo? Io prendo le pillole per la pressione perché i medici dicono che non devo incazzarmi, ma che testa c’hanno sti giudici della Corte costituzionale? ” Sulla vicenda interviene anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti che giudica “stravagante” la decisione, mentre per il Movimento 5 stelle la sentenza “mette a rischio la sicurezza dei cittadini”, e per il magistrato antimafia e consigliere del Csm Nino Di Matteo “viene aperto un varco pericoloso”.Alle preoccupazioni della politica rispondono le associazioni per i diritti dei detenuti, Antigone in testa, che per bocca del presidente Patrizio Gonnella, sottolinea come i giudici abbiano ribadito “un principio fondamentale della nostra carta costituzionale: sempre e comunque la pena deve tendere alla rieducazione del condannato”. 

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