Beni culturali, Franceschini: ‘Vorrei fosse vergogna non investire in cultura’

“Vorrei arrivasse in fretta il momento in cui una grande impresa che non investe nel patrimonio culturale si debba vergognare, sentire in imbarazzo”. Lo ha detto il ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, rispondendo al question time a una interrogazione sui risultati raggiunti con l’introduzione del cosiddetto Art bonus a sostegno del patrimonio culturale e dello spettacolo.
Una sfida, quella lanciata da Franceschini indirizzata sia alle
aziende sia alle istituzioni: se, infatti “investire nel patrimonio
culturale deve diventare parte insostituibile del capitale sociale di
un’azienda” e se il ministro afferma di aspettarsi molto dalle grandi
imprese italiane, Franceschini sottolinea anche che “dove c’è una
grande cultura del mecenatismo la filantropia è sostenuta da decenni”,
mentre in Italia l’ArtBonus “è stato introdotto dal parlamento con una
larghissima maggioranza nel 2014 e poi ripetutamente esteso a nuovi
settori”, il prossimo sarà, a detta dello stesso Franceschini, quello
degli Istituti di cultura italiana all’estero.
Insomma lo Stato deve ‘spingere’ perché l’ArtBonus esprima a pieno le
sue potenzialità, che peraltro si sono già concretizzate in oltre 390
milioni di euro con circa 13mila donatori privati. Quanto ai
percettori bene hanno fatto, cioè tante donazioni hanno attratto, le
Fondazioni Lirico Sinfoniche, meno gli enti locali e ancora meno il
Mibact, ha riconosciuito Franceschini, imputandolo alla consolidata
prassi in materia delle Fondazioni e alla minor esperienza degli altri
soggetti. Altro squilibrio da correggere quello delle aree di
provenienza delle donazioni, che vede in testa la Lombardia.

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