Leopolda 10, Renzi si rimette in gioco tra polemiche e tensioni nella maggioranza

E’ la Leopolda del cambiamento e del nuovo inizio, che guarda al futuro dell’Italia nel 2029. La decima edizione della kermesse renziana, ‘Leopolda 10-Italiaventinove’, nella tradizionale location del vecchio scalo ferroviario di Firenze, sancisce la nascita di Italia viva, la nuova creatura che dovrebbe andare a occupare l’ampio spazio lasciato libero al centro della scena politica italiana, puntando a raggiungere la doppia cifra e a rafforzare il ruolo di ago della bilancia, che già svolge nell’esecutivo attuale.La storia della Leopolda era iniziata nell’ottobre del 2009, con Renzi sindaco di Firenze che indossava un maglioncino viola e lanciava la rottamazione. Nel frattempo ha fatto il premier, è stato segretario del Pd arrivando al 41% alle Europee e poi l’ha sprofondato al 18. Alla Leopolda del 2019 nasce un altro partito, il partito di Renzi. “Cambiare è la regola della vita. E quelli che guardano al passato o al presente, certamente perderanno il futuro”, è la massima di John Fitzgerald Kennedy che campeggia in uno dei grandi cartelloni con frasi di personaggi celebri sul cambiamento e sul fascino del nuovo inizio sistemati ai lati della navata centrale dell’ex stazione. Un cambiamento, quello dell’ex segretario del Pd, accompagnato da polemiche e veleni, soprattutto con i vecchi compagni di partito. Ma, assicura Renzi: “Dalla Leopolda zero polemiche, zero tensioni e zero minacce”. Un messaggio agli “alleati” di governo e al premier Giuseppe Conte, al quale con cadenza quotidiana manda a dire di stare “sereno”. Del resto il leader di Italia viva le polemiche le ha già innescate prima dell’inizio della Leopolda, con un attacco su quota 100, che Conte giudica un pilastro della manovra e che invece Renzi definisce “ingiusta” e promette di farla cancellare. E non è stato tenero nemmeno con il Pd, che ha chiamato “il partito delle tasse”.E dal palco della Leopolda, che presenta una scenografia che è un mix di vintage e arte povera e che si protende verso il pubblico come per i concerti rock, e sul quale Renzi è salito proprio da rockstar, salutato da due ali di folla esultante, qualche frecciata la lancia: “Questo è un luogo di libertà, non è vero che siamo circondati di yes men” e “mando un abbraccio a tutti quelli che hanno fatto propaganda perché non venisse nessuno”. Agli alleati di governo dice: “C’è chi scrive che Renzi vuole fare cadere il governo. Lo abbiamo fatto un mese fa, e se lo facciamo cadere ora ci ricoverano per schizofrenia. Se lanciamo delle idee non sono ultimatum, è per il populismo che le idee sono ultimatum”. All’altro Matteo, quello che guida la Lega e che ha detto che la colica renale è colpa degli insulti dei renziani replica: “Dire che è colpa dei nostri insulti significa dare un messaggio di odio verso l’ avversario, che va respinto. Non siamo mai stati non siamo e non saremo mai quelli che odiano, quelli che attaccano un nemico, ma quelli che forti delle proprie idee, spiegano che la pensiamo in modo radicalmente diverso dalla politica di odio di Salvini”.Spazio anche per quanto sta accadendo in Siria al popolo curdo. Renzi, che si è collegato via skype con Kobane, ammonisce: “Non basta una piccola tregua” e “non possiamo chiudere gli occhi davanti a quello che sta accadendo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle del Kurdistan”.La prima giornata della Leopolda è stata l’occasione per i fedelissimi di Renzi di contarsi, verificando anche quanti sono i dem e i forzisti che vacillano e che meditano di cambiare casacca. E mentre il presidente della Toscana Enrico Rossi invita gli iscritti del Pd a disertare la kermesse renziana, anche su questo fronte il leader di Italia viva invita a evitare polemiche. “Rossi non viene alla Leopolda? Non farei polemiche per niente”, taglia corto Renzi. Che poi aggiunge: “Stasera viene il sindaco di Firenze che è un dirigente e iscritto del Pd”. Nardella, renziano della prima ora, non è l’unico dem che presenzia. Anche la segretaria del Pd toscano, l’europarlamentare Simona Bonafè, altra ex renziana, è presente. “Sono presente alla Leopolda – spiega Bonafè -, intanto, perché gli avversari del Pd non sono qui dentro, anzi qui c’è una forza alleata al governo, una forza che anche alle prossime elezioni regionali può allargare il centrosinistra. E poi perché la Leopolda è sempre stato un luogo di discussione. E io penso che alcuni dei temi che sono emersi qui, alcune delle battaglie emerse qui io continuerò a portarle avanti nel Pd”.Domani sarà lanciato ufficialmente il logo di Italia viva scelto da un voto online. Lo sguardo di Renzi e dei suoi sostenitori è rivolto al futuro, con ottimismo, come sottolinea il deputato Roberto Giachetti: “Siamo nati da un mese, non abbiamo ancora un simbolo e ci danno al 5%: se questo è un piccolo partito io penso che tra un anno faremo un ragionamento diverso….”. (Francesco Bongiovanni, LaPresse)

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