Il Pd “salva” la Raggi: dopo l’Umbria, la partita Lazio

La sindaca Virginia Raggi non deve dimettersi, ma “affrontare con piu’ decisione e collegialita’ temi per troppo tempo irrisolti”. La frase pronunciata ieri sera dal segretario del Pd Nicola Zingaretti, al netto della contrapposizione che resta in citta’ con il Movimento, sembra preludere ad una stagione diversa tra i dem e i 5stelle anche sul territorio. Il Pd resta all’opposizione di Raggi, di cui e’ fortemente critico, ma – a conti fatti – crescono i fronti su cui si rema nella stessa direzione: dai maggiori poteri per la Capitale alla richiesta di un intervento del Governo per fronteggiare le emergenze fino alla battaglia contro la Lega. “La Raggi risolva i problemi, se ne e’ capace”, dice in giornata il capogruppo del Pd in Campidoglio Giulio Pelonzi. Che chiude il suo comunicato attaccando pero’ la Lega: “Salvini giu’ le mani da Roma”. Frase identica all’hashtag #SalviniGiuLeManiDaRoma rilanciato negli ultimi giorni sia dalla prima cittadina sia dai suoi consiglieri. Un caso, molto probabilmente. Certo e’ che, sia i pentastellati, sia i democratici (soprattutto dopo i risultati delle ultime europee) hanno ben presente il ‘pericolo’ costituito dalla Lega nella Capitale e nel Lazio. E’ ancora presto per dire se alle prossime comunali lo affronteranno insieme: manca ancora un anno e mezzo alle urne e di mezzo c’e’ anche il ballottaggio, momento in cui di norma si formano nuove alleanze. Ma alcune variabili sembrano gia’ chiare: l’era giallorossa al Governo e il dialogo avviato anche in Regione sono destinate ad incidere sulle sorti di Roma; difficilmente, per i democratici, un eventuale accordo si potrebbe raggiungere su un Raggi bis. Dopo le esternazioni di ieri, che in giornata hanno creato fibrillazioni nel partito, e’ lo stesso Zingaretti che in serata precisa: “Il Pd e’ il principale protagonista dell’opposizione alla Raggi e in consiglio comunale sta conducendo una battaglia nell’esclusivo interesse dei romani. La Capitale ha bisogno di una svolta e di un’alternativa a questo governo”. Qualche ora prima il viceministro dell’Istruzione Anna Ascani aveva twittato: “Raggi? No, grazie! #piu’coraggio”. Il Carroccio tuona per voce del capogruppo capitolino Maurizio Politi: “La volonta’ di sostenere la Raggi e’ in perfetta linea con quanto accade in Campidoglio. Avevamo scritto al Pd per chiedere di sfiduciare Raggi ma non abbiamo mai avuto risposta. Noi siamo l’unica alternativa”.

Nel Lazio, per allargare la maggioranza ai 5 stelle, ci sarebbero in ballo due assessorati, ma sulla partita pesa l’esito del voto in Umbria e gli equilibri del Movimento che nel Lazio appare molto frammentato sul da farsi. A sollecitare ‘l’intesa’, secondo quanto riporta un quotidiano, e’ arrivato addirittura un assessore della giunta Raggi auspicando che arrivino presto i due assessori in quota 5 stelle. Se Roberto Morassut, sottosegretario all’ambiente e gia’ assessore nella giunta Veltroni, per Roma pensa a un ‘riformismo civico’, per i democratici capitolini, sono due i punti cruciali su cui far partire il dialogo “con tutte le forze politiche della citta’”: costruire “un’alternativa credibile, assieme a tutte le forze progressiste per battere la Lega ed il centrodestra” e “riformare lo status della capitale”. Ma i Verdi gia’ storcono il naso: “E’ sconcertante che il Pd dopo aver chiesto le dimissioni della sindaca Raggi per tre anni e mezzo oggi cambi posizione”. Dure critiche pure da Italia Viva: “Raggi si deve dimettere perche’ incapace”, tuona Roberto Giachetti. Il dissidio con i ‘renziani’ irrompe anche internamente al partito romano con una raccolta di circa 40 firme per ‘dimissionare’ il segretario Andrea Casu, di filiera renziana. (Paola Lo Mele, ANSA)

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