“Tu sali davanti o non entri sul mio taxi”

 “Tu sali davanti o non entri nel mio taxi, mi ha detto questa mattina a Roma un autista”. A denunciare su Twitter l’atto di discriminazione subito e’ Aboubakar Soumahoro, il giovane sindacalista dei migranti sfruttati dal caporalato. “Pochi minuti dopo, ha fatto accomodare sui sedili posteriori due passeggeri – ha aggiunto – Questa ingiustizia va denunciata: non rappresenta migliaia di tassisti che lavorano con fatica e professionalita’”. Il tweet di accusa ha riscosso tantissimi commenti di solidarieta’. Il fatto e’ avvenuto presso un parcheggio taxi in una zona centrale della capitale e dopo aver ricevuto l’offensiva intimazione dal conducente, Soumahoro si e’ allontanato, annotando il numero di taxi e della coop di riferimento. “Mentre mi allontanavo scioccato e incredulo”, ha spiegato il sindacalista italo ivoriano con cui papa Francesco si e’ fatto un selfie lo scorso Primo maggio, “ho visto anche che il conducente faceva salire due persone italiane”. “Perche’ mi voleva far sedere solo davanti? Quell’autista dovra’ motivarlo agli organi competenti”, ha scritto il sindacalista sui social. Aboubakar Soumahoro, laureato in Sociologia all’Universita’ Federico II di Napoli, e’ attivo come sindacalista dell’USB (Unione Sindacale di Base), e si occupa in particolare di organizzazione dei lavoratori agricoli e di lotta contro lo sfruttamento e il caporalato. E’ tra i fondatori della Coalizione Internazionale Sans-Papiers, Migranti e Rifugiati (CISPM). Questo anno, con Feltrinelli, ha pubblicato il suo primo libro ‘Umanita’ in rivolta’. A luglio, Soumahoro insieme ai braccianti che lavorano, sfruttati e in condizioni disumane, in Puglia, ha organizzato un sit in nella cattedrale di San Nicola a Bari e monsignor Francesco Cacucci ha dato la sua solidarieta’ alla protesta assicurando intermediazione con le istituzioni. “Non basta accogliere – ha detto Cacucci – ma fare in modo che poi questa accoglienza sia dignitosa. Questo e’ il vero problema. Fino a quando non riusciremo a realizzare questo, si alimentera’ da una parte l’idea di invasione e dall’altra non si riconoscera’ dignita’ umana. Mi permettero’ di indicare concretamente le proposte da fare. Non basta la denuncia se non arriviamo a fare proposte concrete”. Rassicurati, dopo tre ore di pacifica occupazione, i braccianti con Soumahoro, sono andati via. A giugno, Soumahoro – dopo aver organizzato una raccolta fondi con l’Usb che ha messo insieme 40mila euro – ha riaccompagnato in Mali scrivendo un diario social di questo viaggio del dolore la salma del suo amico Soumaila Sacko, sindacalista e bracciante, ucciso in una fabbrica dismessa in Calabria, nel vibonese, per restituirlo alla sua famiglia e dare un po’ di sostegno a moglie e figli. Sempre a Soumahoro si deve l’aver denunciato il razzismo di alcuni proprietari di appartamenti della capitale che non affittano ai migranti. 

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