Via al taglio dei parlamentari (ma non solo)

Taglio dei parlamentari a un passo dal traguardo. La Camera porra’ tra poche ore il suo sigillo all’ultimo dei quattro passaggi necessari per il varo definitivo della riforma costituzionale. Sulla carta i consensi saranno molti di piu’ della semplice maggioranza assoluta necessaria, che si tocca con 316 si’. A ‘blindare’ il voto c’e’ anche l’accordo sulle riforme raggiunto nella coalizione di governo. Intesa sintetizzata in un documento in quattro punti che prevede i ‘correttivi’ legati al taglio dei parlamentari. Tra gli impegni presi nella coalizione di governo c’e’ anche quello di presentare la riforma elettorale entro dicembre. E cio’ per garantire “il pluralismo politico e territoriale” e la parita’ di genere, fortemente voluta da Italia viva. Cosi’ come l’impegno all’abbassamento dell’eta’ per il voto per il Senato equiparando i requisiti di elettorato attivo e passivo a Montecitorio e Palazzo Madama. Nel documento si fa anche riferimento a interventi costituzionali relativi alla struttura del rapporto fiduciario tra camere e Governo. “E’ un ottimo accordo”, sentenzia Graziano Delrio, capogruppo Dem alla Camera a fine incontro che aggiunge: “Come si sa, avremmo preferito una messa in discussione del sistema bicamerale ma, dopo aver chiesto garanzie per proseguire, ora ci sono tutte”. Ci si avvia cosi’ alla votazione finale di uno dei provvedimenti-bandiera del Movimento 5 stelle, che durante la trattativa di governo ne fece una ‘conditio sine qua non’ per far decollare l’alleanza giallorossa. Al momento l’unico no certo e annunciato e’ quello di +Europa. “E’ una riforma costituzionale priva di un senso, che non sia quello di sbandierare demagogicamente il taglio di un pezzo del Parlamento”, e’ la critica di Riccardo Magi nel motivare il voto contrario. Resta pero’ l’incognita sulla Lega, che per tutto il giorno ha disertato l’Aula. Prosegue quindi la scelta aventiniana e bisognera’ aspettare il momento del voto per capire le sue reali intenzioni. Nei corridoi parlamentari si vocifera che sia sempre piu’ forte il pressing messo in atto dai leghisti nei confronti dei 5 Stelle piu’ incerti, per strapparli al Movimento e portarli dalla propria parte. Una manovra che se passasse, potrebbe ridurre il fronte dei ‘voti sicuri’ al taglio degli eletti, che quindi- si ragiona sul fronte delle opposizioni- potrebbe diventare il primo test importante per la tenuta di governo. Tuttavia, non ci sono prese di posizione concrete che attestino un cambio di posizione della Lega. Dopo il vertice che si e’ tenuto domenica tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, il si’ alla riforma e’ stato ribadito come una questione di coerenza rispetto ai voti precedenti. In effetti Fratelli d’Italia garantisce in Aula il suo appoggio. E anzi Fabio Rampelli puntualizza e ricorda che “il M5S ha strumentalizzato vergognosamente una proposta che ha letteralmente copiato da altri. Infatti sia il centrodestra che il centrosinistra avevano votato due riforme costituzionali che prevedevano un taglio drastico dei parlamentari che non ando’ a regime perche’ i cittadini bocciarono nel referendum la riforma approvata dalle Camere”. Ad allinearsi sara’ pure Forza Italia, nonostante a luglio al Senato si fosse opposta. Del resto il presidente del Senato Elisabetta Casellati, in una lectio magistralis sulla Costituzione, ha ricordato una sentenza della Corte costituzionale che rimarca come “non siano necessari due rami del Parlamento identici, ma due Camere ben coordinate tra loro”.

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