Tumori: primi studi positivi su immunoterapia per cancro vescica

L’immunoterapia sembra funzionare anche
per il tumore alla vescica. Sono stati presentati oggi al
congresso Esmo di Barcellona i risultati positivi dello studio
di Fase III IMvigor130, il primo studio a dimostrare risultati
positivi sull’immunoterapia nel carcinoma della vescica in fase
avanzata. Lo studio ha valutato l’efficacia di atezolizumab
(farmaco sviluppato da Roche) piu’ chemioterapia a base di
platino rispetto alla sola chemioterapia nel trattamento di
prima linea nei pazienti con carcinoma uroteliale localmente
avanzato o metastatico (mUC), non precedentemente trattati.
Nello studio, atezolizumab associato alla chemioterapia ha
mostrato un miglioramento statisticamente significativo della
sopravvivenza libera da progressione rispetto alla sola
chemioterapia a base di platino (8.2 contro 6.3 mesi). Ad
un’analisi ad interim, sono stati osservati risultati
incoraggianti, sebbene ancora non statisticamente
significativi, in termini di sopravvivenza globale rispetto
alla sola chemioterapia (16.0 contro 13.4 mesi). La sicurezza
nel braccio di pazienti trattati con atezolizumab associato
alla chemioterapia e’ apparsa coerente con i profili di
sicurezza noti dei singoli farmaci, e non sono stati
identificati nuovi segnali di sicurezza con questa
associazione. “Lo scenario terapeutico del carcinoma uroteliale
avanzato, in particolare della vescica, dopo un’assenza di
novita’ di circa 25 anni, e’ al momento in continua evoluzione,
sia da un punto di vista terapeutico che
diagnostico-classificativo”, commenta Sergio Bracarda,
direttore dell’Oncologia medica dell’azienda ospedaliera Santa
Maria di Terni. “I risultati iniziali dello Studio IMvigor130,
lungamente attesi, riconfermano l’importante ruolo rivestito
dal sistema immunitario nel controllo anche di questa
neoplasia, particolarmente complessa anche dal punto di vista
della popolazione trattata e dimostrano a fronte di una buona
tolleranza della combinazione la possibilita’ di integrare
risorse terapeutiche diverse nell’ottica di una sempre maggior
personalizzazione delle scelte. Continueremo a seguire la
maturazione del positivo dato iniziale di PFS (circa due mesi
di vantaggio rispetto al braccio di controllo) oltre che ad
aspettare il dato di sopravvivenza, da valutare sia in termini
di mediana che di percentuale di pazienti lungo-sopravviventi”.

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