Rischio idrogeologico, urgente una legge contro il consumo del suolo

E’ stato presentato a Pavullo sul
Frignano, nel modenese, il progetto comunitario Life agriCOlture,
che ha lo scopo di dimostrare come l’introduzione di azioni
pianificate e di un management sostenibile della risorsa suolo
possano contribuire a realizzare o mantenere sistemi
agro-ambientali a salvaguardia del carbonio organico del suolo
(SOC) in aree montane dell’Appennino emiliano, soggette a
degrado. Saranno cosi’ valutati e implementati strumenti di
contabilizzazione dei flussi di carbonio, usati a livello
aziendale e territoriale, testando anche uno strumento di
governance locale, che remuneri i servizi ecosistemici, erogati
alla societa’ dalla figura dell’ “agricoltore custode del suolo”.
L’obbiettivo e’ di contribuire a realizzare un sistema
agro-ambientale capace di aumentare, dove carenti e conservare,
dove presenti, le riserve di carbonio.
“Noi siamo costantemente impegnati nel migliorare la
resilienza dei territori di fronte ai cambiamenti climatici, ma
non posso esimermi dall’esternare tutta la nostra preoccupazione
di fronte all’analisi dei dati diffusi in questi giorni” commenta
Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei
Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque
Irrigue (ANBI).
Infatti, secondo le prime stime rese note dall’Istituto
Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (I.S.P.R.A.),
l’Italia, negli ultimi sei anni, ha perso superfici in grado di
assicurare lo stoccaggio di 2 milioni di tonnellate di carbonio e
l’infiltrazione di oltre 250 milioni di metri cubi d’acqua
piovana, aumentando il pericolo idrogeologico e depauperando la
potenziale ricarica delle falde idriche nel sottosuolo. Cio’
incrementa anche il rischio desertificazione, che e’ ritenuto
in atto, quando la sostanza organica presente nel suolo e’
inferiore all’1%, mentre generalmente arriva fino al 4% grazie al
ciclo biologico dei vegetali, che necessitano, pero’, di 500
chilogrammi d’ acqua per produrre un chilo di sostanza organica.
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.) indica che le
aree a rischio desertificazione in Sicilia sono ormai il 70%, nel
Molise il 58%, in Puglia il 57%, in Basilicata il 55%, mentre in
Sardegna, Marche, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono
comprese tra il 30% ed il 50% dei suoli disponibili.

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