Alla festa di “Articolo 1” D’Alema benedice Conte

Bandiera rossa, con falce e martello, che sventola sul torrione dell’orologio, alla Festa di ‘Liberi e Uguali’.Gli stand vendono copie del ‘manifesto’ e le immancabili salamelle, con il Gazometro sullo sfondo. Alla ‘Città dell’Altra Economia’, una delle simboliche roccaforti della sinistra di Roma, arriva Giuseppe Conte, premier di un governo che ora include anche LeU. Prima di salire sul palco, il premier incrocia Massimo D’Alema. Alcuni militanti guardano l’incontro con stupore. Ma sono solo pochi convenevoli, poi D’Alema si siede in platea e ascolta con attenzione le parole del presidente-avvocato che, dopo l’alleanza M5S-Lega, ora guida la maggioranza giallo-rossa.Conte ha pur sempre firmato i decreti voluti dalla Lega. E però, si sa, in passato ha simpatizzato per la sinistra. Come accoglierlo, da amico? L’organizzazione spiega che l’invito alla Festa era già stato accettato in luglio, prima della pazza crisi agostana. E lo stesso premier rompe il ghiaccio chiarendo di non essere mai stato un militante, ma di aver avuto una formazione di sinistra, “del cattolicesimo democratico e via dicendo”, spiega. Il suo secondo esecutivo, include pezzi da novanta del Pd, e pure un ministro iscritto a LeU, Roberto Speranza, responsabile della Sanità, che fa gli onori di casa. Sabato, peraltro, l’inquilino di Palazzo Chigi andrà ad un’altra festa, quella di Fratelli d’Italia, mostrando di voler parlare con alleati e con avversari. Domenica, poi, sarà la volta della Cgil. “Preferisco queste occasioni agli studi televisivi – spiega – il confronto con la gente è importante, ed è importante anche prendersi i fischi, qualche volta”.I militanti, comunque, ascoltano con curiosità, e qualche volta applaudono. Viene apprezzato il passaggio in cui si chiede “spirito di squadra” a tutti i ministri, mettendo da parte i personalismi. Il pensiero va all’operazione di Matteo Renzi, uscito dal Pd per creare i gruppi di ‘Italia Viva’ e dettare la sua agenda all’esecutivo. “Mi hanno sorpreso i tempi, l’ho detto francamente anche a Renzi – spiega il premier – se l’avessi saputo prima, probabilmente, avrei voluto e preteso un’interlocuzione diretta con questi nuovi gruppi, per cogliere al meglio le loro sensibilità e le loro premure, in modo da tenerne conto nel sciogliere la riserva” e iniziare a guidare il nuovo esecutivo. Poi, commentando gli avvertimenti di Alessandro Di Battista sui dem, Conte non fa una piega: “Io mi fido del Pd, perché è una forza che responsabilmente ha deciso di parteciapre a questa esperienza di governo”.Certo, il passaggio dal governo pentaleghista a quello giallo-rosso è stato tutto dentro al Palazzo, ma “ho respirato un cambiamento nel Paese innanzitutto, e questo mi ha molto sorpreso – spiega Conte -. La mia sensazione è che il Paese abbia d’un tratto iniziato a ragionare in termini diversi, e si sono creati le premesse poltiche per farlo”.Sui migranti, uno dei nervi politici più scoperti per la base di sinistra, l’avvocato-premier si difende: “Quando ho parlato di immigrazione, non ho mai accettato la formula riduttiva ‘porti aperti, porti chiusi'”. Ma allora, viene incalzato, come spiegare il voto per salvare Salvini sul caso Diciotti? “Se un ministro sbaglia, sono responsabile anche io – risponde, senza tirarsi indietro – Se un errore c’è stato, dovete giudicare anche me”.Forte degli appoggi di Francia e Germania, Conte rivendica che “oggi la redistribuzione europea ci viene assicurata subito”, anche perché l’esecutivo non vede più Bruxelles come avversario, mentre “prima passavo i fine settimana a chiedere cortesie personali”. Se da una parte non si può accogliere indiscriminatamente, e bisogna difendere i confini, dall’altra non si possono considerare le Ong come “un nemico del popolo”.Dopo l’intervento dal palco, Conte accetta un libro in regalo da un militante dell’Anpi. Poi fa uno spuntino veloce, sotto i gazebo con i volontari delle cucine. Non manca la una foto di gruppo. E poi via, verso il Quirinale, per la cena di gala in onore del presidente della Germania, Frank Walter Steinmeier. I cronisti cercano il padrone di casa, Roberto Speranza, gli chiedono se il premier sia diventato uno di loro. “Penso che nel suo discorso ci siano elementi significativi di sinistra, sì – è la risposta -. La cosa che mi piace di più è l’idea di una politica che smette di fare propaganda: sarò anche figlio di una scuola antica, ma per me la politica è questa cosa qui”.

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