Renzi & C.: «Salvini è quasi ko. Se Zingaretti cede su Conte, il Governo si fa in due minuti»

di NADIA PIETRAFITTA

Sta trattando Zingaretti, quindi va lasciato lavorare”. Per la discussione tra Pd e M5S sono ore non facili e i dem provano a mostrarsi compatti dietro il segretario. La crepa, però, è lì dove è sempre stata da quando, lo scorso 8 agosto, la crisi ha avuto inizio. E da quando il veto del Nazareno al ‘Conte bis’ sembra rimanere assoluto fino al punto di compromettere la nascita del nuovo Governo è Matteo Renzi in persona a intervenire: “Salvini ha chiesto pieni poteri ma rispetto a 15 giorni fa adesso è anche in un angolo, quasi ko. Mi auguro che prevalga la responsabilità. E che si pensi all’Italia, non all’interesse dei singoli”, twitta senza mezzi termini il senatore semplice di Rignano.La linea è netta. “Se Zingaretti fa saltare tutto si prende una bella responsabilità”, dice chiaro e tondo un big renziano. “Se cede su Conte si fa il governo in due minuti”, è la convinzione assoluta. Nessun alibi, quindi. Il leader del Carroccio da ‘Re Mida’ è diventato ‘follower’, arranca – è il ragionamento -. Se dal Nazareno gli concedono di andare al voto e riprendersi il Paese pur di mettere mano ai gruppi parlamentari, dovranno spiegarlo al popolo dem.Possibilisti (eccome), su Conte, quindi. Tanto più visto che il premier ha chiuso ancora la porta in faccia alla Lega. Quella della ‘nuova’ trattativa con il Carroccio, peraltro, è un’ipotesi alla quale i renziani non credono affatto. “Non esiste il forno con la Lega – sentenziano – Salvini vuole solo far saltare il banco e andare a votare: può anche offrire la premiership a Di Maio, ma poi pretenderebbe il sì alla Tav in una settimana, e i gialloverdi sarebbero di nuovo al capolinea”. Il destino del Pd, insomma, si lega al destino del Governo. Difficilmente le truppe trattativiste legate a Renzi resterebbero calme alla base.Zingaretti, dal canto suo, prova a mediare. Si susseguono frenetiche riunioni tra i dirigenti a lui vicini: Paolo Gentiloni, Dario Franceschini, Maurizio Martina, Marco Minniti, tra gli altri, fanno il punto con i vicesegretari Paola De Micheli e Andrea Orlando: si cerca un nome terzo, che accontenti entrambi. Come fu 14 mesi fa quello di Giuseppe Conte che mise d’accordo Lega e M5S. Se così non fosse, se il M5S insistesse per una figura appartenente al movimento, è Roberto Fico ‘la carta’ che il Pd sarebbe disposto a mettere sul tavolo. Ma non è detto che piaccia a Di Maio. (LaPresse)

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