Capolinea Tav, venti di crisi sul Governo

di COLOMBA MONGIELLO

Venti di crisi nel Governo gialloverde dopo il voto al Senato sulla TAV che ha spaccato in due la maggioranza di governo e messo in luce la distanza siderale tra Lega e Movimento 5 Stelle. La mozione cinque stelle contraria a Tav e’ stata respinta con 181 no e 110 sì; approvate invece tutte le mozioni a sostegno dell’opera. La mozione del Partito Democratico è stata approvata con 180 sì e 109no, quella del gruppo +Europa con  181 sì e 107 no, 181 sì e 109 no per la mozione FdI, 182 sì e 109 no per la mozione di Forza Italia. La spaccatura nel governo ha spinto il Partito Democratico con  Nicola Zingaretti subito dopo il voto a chiedere a Conte di prendere atto che la maggioranza non c’e’ piu’ e rassegnare le sue dimissioni al Quirinale.  La strategia di spaccare la maggioranza e favorire un’ampia convergenza sulla mozione pro tav da parte del pd era cominciata in mattinata asciugando la mozione già depositata e riducendola a solo tre righe eliminando la parte in cui criticava il governo. “Il Pd, che sulla Tav aveva una mozione corposa, a prima firma di Marcucci, con premesse politiche ben definite, riscrive un testo 2 all’ultimo minuto: tre righe secche per fare un bell’inciucio con la Lega. Complimenti, soprattutto per la coerenza”, ha affermato il senatore Agostino Santillo. Terminata la discussione generale, la presidente di Palazzo Madama, Elisabetta Casellati, dava la parola all’esecutivo per esprimere i pareri sui testi e qui si registrava  la spaccatura nel governo. Il viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia (Lega), interveniva a nome del governo: “La posizione della Lega e’ nota sulla Tav da tempo, invitiamo a votare a favore di tutte le mozioni che dicono di si’ alla Tav e contro chi blocca il paese”. E il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Vincenzo Santangelo (M5s), è  stato costretto a rimettersi alla decisione dell’aula. “Questa maggioranza non esiste piu'”: tuonava in aula il capogruppo del Pd al Senato, Andrea Marcucci, intervenendo  in dichiarazione di voto. “Il Pd ha voluto l’opera quando era al governo e continua a volerla ora che e’ all’opposizione. Se la maggioranza su questo non c’e’ piu’, il presidente del Consiglio deve andare dal presidente della Repubblica a dimettersi. Non e’ sufficiente sostituire il ministro Toninelli”, ha aggiunto. “Noi sicuramente voteremo a favore di tutte le mozioni pro Tav e contro la mozione che vuole bloccare l’opera”, ha invece confermato il capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo. Poi, rivolgendosi ai Cinque stelle, il leghista ha avvertito: “e’ vero che la vostra mozione impegna il Parlamento e non il governo ma non nascondiamoci che la questione politica resta aperta, comprendiamo le posizioni storiche del Movimento e capiamo che M5s su un tema identitario voglia mettere la bandierina, ma se fate parte del governo e il premier ha detto che l’opera va fatta dovete essere a favore della Tav. Non ci sono alternative, e’ una questione anche di credibilita’ complessiva di tutto il governo ed e’ chiaro che avere due partiti di maggioranza che votano in modo diverso pone una questione politica evidente che non si puo’ negare e chi vota no alla Tav si prendera’ la responsabilita’ politica delle conseguenze che seguiranno nei prossimi giorni e nei prossimi mesi”.  E il capogruppo  del M5s Stefano Patuanelli lanciava un appello al Carroccio: “Chiedo agli amici della Lega, e sottolineo amici: vogliamo regalare i soldi a Macron? Lasciamo che sia il Pd a regalare parlamentari a Macron – ha concluso -. E’ surreale dimenticare che questa e’ una repubblica parlamentare e non un premierato. Il dibattito politico si fa in quest’Aula, anche tra forze politiche che la pensano in modo diverso, senza per questo mettere sempre in mezzo il governo”. Chiamato in causa da più parti,  Toninelli cercava di difendersi: “ andiamo avanti a sbloccare opere, non a contestare inutilmente. Salvini vuole andare al voto? Vuole far crollare il governo? Dica perché non inventi cose: io sto lavorando molto per il paese e anche tantissimo per le regioni del nord, del suo partito. Ho incontrato Zaia e in due settimane abbiamo risolto il nodo di una interferenza tra la Pedemontana veneta e la Tav ferroviaria Brescia-Padova. Perché non le si dicono queste cose? Noi andiamo avanti a testa alta”. E lasciando l’aula dopo il voto aggiungeva: “Io sto andando al ministero a lavorare per risolvere un altro dossier che riguarda principalmente la Lega, una regione governata dalla Lega: le grandi navi. Oggi siamo vicini a una soluzione: vogliamo continuare a dire che Toninelli e M5s bloccano le opere e non fanno nulla? E’ l’esatto opposto della realtà”.La presidente Meloni che aveva già garantito un sostegno politico al decreto sicurezza in soccorso della Lega, esulta: “Con l’approvazione delle mozioni per il si’ – continua – compresa quella di FdI, il Parlamento si e’ espresso in maniera inequivocabile e speriamo definitiva sulla Torino-Lione. Oggi come ieri la posizione di Fratelli d’Italia e’ sempre stata la stessa: si Tav, si’ alla difesa degli interessi italiani e alla costruzione di un futuro di crescita per i nostri figli. Si tratta di battaglie che uniscono la politica, oltre ogni schieramento. Chi divide e dice no difende se’ stesso e il suo partito, non l’Italia”. Se non è crisi di fatto nella sostanza la maggioranza di governo non c’è più. Spaccata sul voto su Tav, con il premier Conte che aveva dichiarato qualche giorno fa che a nome del governo l’opera andava avanti, due esponenti del governo che nel dare i pareri all’aula danno indicazioni di voto diverse sul comportamento da tenere, e alla fine Cinque Stelle e Lega che si votano contro sulle mozioni. Un capolavoro politico.  E  le dichiarazioni del capogruppo leghista Massimiliano Romeo che annuncia che “ci saranno conseguenze sul governo” non lasciano spazio ad interpretazioni. Salvini da giorni sta provocando il governo, veste i panni del Presidente Del Consiglio convocando le parti sociali, decide in totale autonomia la manovra d’autunno e stila una classifica dei ministri peggiori, primo fra tutto Toninelli le cui quotazioni dopo il voto di ieri scendono vertiginosamente. Il leader della Lega non ha parlato in aula, del resto non ritiene che sia quello il luogo della politica. Sceglie stavolta Sabaudia dopo Milano marittima per dettare l’agenda di governo e per ricevere l’ennesimo  bagno di folla, il suo parlamento ideale. È lì che si capirà che tipo di accelerazione vorrà dare con  le Camere chiuse per ferie e i parlamentari in vacanza. Di certo nulla sarà come prima perché è chiaro che il suo tour on the beach serve a imprimere una accelerata in caso di elezioni anticipate e il chiaro intento di spingersi al sud è di cannibalizzare il voto 5 stelle e fare cappotto nei collegi. Il Movimento 5 Stelle  da giorni è nell’angolo con i parlamentari 5 stelle che contestano il loro leader Di Maio che è completamente succube dell’alleato e nella settimana del senato ne esce con le ossa completamente rotte. Bisognerà capire se ci sarà un rimpasto così come chiesto da tempo da Salvini e se si darà priorità ai temi cari ai  leghisti (autonomia, grandi opere, flat tax) o non ci sono altri scenari che il voto. Quando si parla di rimpasto il primo nome della lista è il Ministro alle  infrastrutture Toninelli, il ministro no Tav bocciato ieri dal Parlamento, e la ministra della difesa Trenta, che Salvini non vede di buon occhio nel comparto sicurezza. Il capo del Carroccio forzerà la mano chiedendo un mandato pieno agli italiani per fare, dopo aver incassato il decreto sicurezza bis? E Conte? Nella giornata in cui si sbriciola la sua maggioranza lui scompare e in serata convoca Salvini a palazzo Chigi senza l’alleato Di Maio . E Salvini come prima richiesta chiede la testa di Toninelli e parte per Sabaudia.  Nelle prossime ore sapremo se il leghista alza la voce per portare a casa le sue misure o se scioglierà gli ormeggi e manderà tutti al mare. 

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