Tregua tra Di Maio e Salvini, alt di Conte al regionalismo scolastico

di COLOMBA MONGIELLO

Si allenta la tensione nel governo dopo i venti di crisi dei giorni scorsi. Evidentemente la paura di andare al voto e l’avvicinarsi dell’estate costringe qualcuno a più miti consigli e il tentativo dei due leader di ricucire dimostra che sono in molti a pensare che in fondo nessuno della maggioranza di governo vuole andare ad elezioni anticipate. Merito anche del tessitore Conte che negli ultimi tempi dimostra di essere più autorevole nel governo nei momenti di grande scontro istituzionale e di importanti decisioni con l’Europa. Lo sventato pericolo dell’infrazione europea per debito eccessivo è anche merito suo e dell’intervento risolutore del Colle. Ieri è stata la giornata in cui tutti hanno cercato di abbassare i toni, a cominciare da Luigi Di Maio: “Escludo che possa esserci una crisi. Mi hanno sempre insegnato, male non fare paura non avere: abbiamo da realizzare riforme importanti”, “sono dinamiche di Governo con due forze politiche diverse”. E il Ministro del Lavoro chiede un incontro a Salvini, che risponde prontamente: “Ci vedremo sicuramente”. E mette le mani avanti: “Di Maio? Ci vedremo sicuramente, ma a colpi di NO l’Italia non può andare avanti. Il problema non è Di Maio, ma la politica dei NO e dei blocchi da parte di molti dei 5Stelle”.  E Salvini si riferiva ai provvedimenti sui quali si aspetta un sì degli alleati di governo. “Sì a autonomia, Tav, infrastrutture, riforma giustizia che dimezzi i tempi processi e poi il sì più importante è quello sulla riforma fiscale. Salvini nelle sue dichiarazioni della giornata precisa che per lui il leader M5s non è un ostacolo. I problemi arrivano da altri membri pentastellati del governo: “Niente di personale, Luigi Di Maio è persona corretta e perbene, ma sono inaccettabili i NO e i blocchi quotidiani di opere e riforme da parte dei 5S. Ieri Toninelli (con centinaia di cantieri fermi) che blocca la Gronda di Genova, che toglierebbe migliaia di auto e di tir dalle strade genovesi; oggi Trenta che propone di mettere in mare altre navi della Marina, rischiando di attrarre nuove partenze e affari per gli scafisti”. E le sue dichiarazioni lasciavano aperta l’ipotesi di rimpasto nel governo: sono mesi che il leader del Carroccio pone sotto accusa per immobilismo i ministri Toninelli, Trenta, Costa. L’Ipotesi rimpasto viene subito smentita dal premier Conte nel corso di una conferenza stampa a margine del Consiglio dei ministri: “Dopo la pausa della competizione elettorale europea nessuno dei ministri mi ha mai prospettato la possibilità di un rimpasto, di una ricomposizione della squadra di governo. C’era da completare la squadra e avevo posto la condizione prima di terminare la procedura d’infrazione, risultato fondamentale. Avevo anticipato a Di Maio e Salvini che un attimo dopo la chiusura della procedura avremmo completato la squadra e così è avvenuto. Per il resto non mi è arrivata nessuna richiesta”.  L’opposizione non perdeva l’occasione di attaccare la ‘finta’ unità dei due alleati. Ettore Rosato, vicepresidente PD della Camera twittava “ tutta una sceneggiata: l’accordo di potere tra Salvini e Di Maio è solido. Votare per i grillini sarebbe un disastro. E a Salvini chi darà mai più un alleato così obbediente? Però sono due giorni che non si parla di rubli…Di Maio serve anche per questo. Il riferimento è al tentativo da parte delle forze di governo di sviare l’attenzione su Russiagate e i presunti fondi ricevuti dalla lega di cui si sta occupando la magistratura. E ieri sul tema  è intervenuta anche la leader tedesca Angela Merkel che criticava il sostegno di Mosca ai populisti europei e chiedeva all’Italia di chiarire sul punto. 
In Europa si deve ancora chiudere  la partita dei commissari europei con l’Italia che dopo il ritiro di Giancarlo Giorgetti deve scegliere il commissario: “Noi stiamo lavorando ai progetti e alle cose da fare, non alle poltrone”, dice Matteo Salvini passando la palla ai 5 stelle. “Mi spiace che Giorgetti si sia ritirato, sceglieranno loro chi indicare – dice Luigi Di Maio – La mia parola è una: ho sempre detto che il commissario alla Concorrenza, che si occupa di tutto e che è fondamentale per l’italia, deve essere della Lega”. Questo continuo rimpallo fa capire come i due alleati si siano incartati nella scelta dell’uomo da inviare a Bruxelles e sembra che nessuno del governo abbia voglia di preparare le valige. Ma forse per il leader del Carroccio si tratta di una strategia ben precisa: niente Giorgetti, niente nomi alternativi. Così la Lega sarà libera di attaccare Bruxelles soprattutto in autunno, quando ci sarà da discutere della manovra. E i grillini hanno timore di sceglierne uno proprio dopo l’assenso alla presidente del parlamento per evitare di essere accusati di essere diventati veri e propri burocrati europei che loro avevano combattuto in questi anni. 
I grillini intanto ieri incassavano la modifica della legge sull’autonomia tanto cara alla Lega: salta la norma sulle assunzioni  dei docenti su base regionale. Altri punti su cui si sarebbe raggiunta un’intesa riguarda il personale della scuola che ”è escluso dalla regionalizzazione; il sistema di istruzione rimane unitario e nessun trasferimento di risorse dallo stato alle regioni con riferimento all’istruzione”. Nella conferenza stampa seguita al vertice, il premier Conte ha espresso soddisfazione: “Sono lieto di annunciare che abbiamo fatto significativi passi avanti sulle autonomie. Intravediamo la dirittura finale, la settimana prossima c’è ancora qualche passaggio ma confido che si stia arrivando al portare questo provvedimento in cdm. Era un impegno del contratto di governo, condiviso da M5s e Lega”.
Durissimo in serata il commento di Zaia, governatore del Veneto: “Ci sentiamo presi in giro. Non da Salvini perché ha seguito con noi tutta la partita. Ma vedere un Presidente del Consiglio che presiede riunioni che producono il nulla, se non conferenze stampa, è poco rispettoso rispetto  a tutti i veneti che hanno votato. Noi veneti siamo gente pratica e la misura è colma. Ho dei dubbi sul fatto che all’interno del Consiglio dei Ministri siano tutti d’accordo su quello che si sta decidendo, per cui non comprendo tutti questi festeggiamenti che qualcuno sta facendo”.
Della stessa linea il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana: “ Mi ritengo assolutamente insoddisfatto dell’esito del vertice di oggi sull’Autonomia. Abbiamo perso un anno in chiacchiere. Aspettiamo di vedere il testo definitivo, ma se le premesse sono queste, da parte mia non ci sarà alcuna disponibilità a sottoscrivere l’intesa”. 
Il vertice tra governo e regioni si riunirà nuovamente lunedì per definire il tema delle risorse e delle sovrintendenze e si capirà se le regioni del Nord vorranno firmare il testo con la modifica sulla scuola o si porranno di traverso così come hanno annunciato in alcune dichiarazioni.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *