Autonomia, semaforo rosso dalla Lezzi

Il ministro, intanto, annuncia 99 milioni di euro per le infrastrutture al Sud

Il prossimo tavolo di Governo sull’Autonomia si riunirà venerdì, dopo lo strappo andato in scena la scorsa settimana, ma le premesse sono tutt’altro che buone. E’ ancora una volta la ministra per il Sud Barbara Lezzi a chiamare l’alt. “Non parlerei di secessione, ma secondo il dettato costituzionale le proposte di Lombardia e Veneto sono impraticabili”, scandisce. Era stato Matteo Salvini a ‘invitare’ al vertice i governatori delle Regioni coinvolte “per mettere le cose in chiaro una volta per tutte” e la ministra mette, così, le mani avanti. “Non ho paura né di Fontana, né di Zaia. Io non devo rispondere a loro, ma ai cittadini italiani, veneti e lombardi compresi”. Possibile ripartire, quindi, ma con dei paletti fermi. “Mi aspetto che venga portato il testo dell’articolo 5, quello sulle risorse finanziarie, che il ministro Stefani si era impegnata a rielaborare, con il ministro dell’economia Tria, secondo le istanze e le proposte approvate durante la prima riunione. Da lì si può poi partire, procedendo per l’attribuzione delle materie. Ma senza tornare alle gabbie salariali: noi il paese indietro di 50 anni non lo riportiamo”, chiarisce.E se questo è il segnale che arriva dall’anima pentastellata del Governo, in Parlamento la musica non è così diversa. “Sulla cessione di potestà legislativa alle Regioni è impensabile che il Parlamento non abbia un ruolo centrale – scandisce il presidente della Camera Roberto Fico – solo dopo un ampio confronto possiamo cedere potestà legislativa ad altri, su questo sarò inflessibile”. Fico annuncia un incontro sul tema mercoledì con la presidente del Senato Elisabetta Casellati. Il faccia a faccia servirà, spiega, a “stabilire l’iter” di un percorso che mira ad attribuire alle Camere il potere di delineare i confini della sovranità da cedere alle Regioni. Il presidente di Montecitorio pensa a una “risoluzione o a una mozione parlamentare” che “stabilisca quale debba essere la cornice entro la quale il Governo possa cedere sovranità”. Quanto “all’emendabilità e all’iter legislativo normale, con i due mesi in commissione e tutto il resto – insiste – io ho le idee chiarissime e non transigo. Tanto più che noi siamo in un campo, quello del titolo V, che dopo la riforma del 2001 non è stato modificato. Non esistono precedenti – ricorda – Siamo noi a creare il precedente”. La riunione tra i due presidenti, tuttavia, non sarà risolutiva, ammette Fico. “E’ lunga”, dice, lasciando intendere che chi si aspetta accelerazioni improvvise sul tema ha sbagliato i suoi calcoli.L’ira del Carroccio c’è, ma rimane sottotraccia. I ministri leghisti, Erika Stefani in testa, aspettano venerdì per capire fino a che punto la battaglia politica sia andata oltre o se invece è ancora possibile trovare un punto di caduta.

Intanto, il ministro annuncia 99 milioni per le infrastrutture al Sud. “Nella cabina di regia per il Fondo Sviluppo e Coesione ho accolto la richiesta del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture per ulteriori finanziamenti in favore del Piano operativo FSC Infrastrutture 2014/2020. Saranno favoriti, così, interventi di messa in sicurezza per il porto di Palermo, per il porto di Castellammare di Stabia, e per l’aeroporto di Reggio Calabria, per un totale di 99 milioni di euro. Il prossimo passo sarà la convocazione del CIPE che delibererà questi finanziamenti entro la fine del mese”, dice al termine della Cabina di regia del Fondo sviluppo e Coesione, di cui il ministro per il Sud presiede il Tavolo, che si è tenuta a Palazzo Chigi.
“Rispetto alle erogazioni già finanziate, per il porto di Palermo vengono destinati ulteriori 39 milioni di euro, per Castellammare di Stabia ulteriori 35 milioni di euro e per Reggio Calabria ulteriori 25 milioni di euro – spiega il ministro -. Il totale, di 99 milioni, di euro è stato attribuito, con riferimento ad ogni anno, nella misura di 15 mln di euro nel 2019, 40 mln di euro nel 2020, 44 mln di euro nel 2021”.
“Sono stanziamenti importanti per il Sud che ha nelle infrastrutture uno dei suoi principali nervi scoperti. La mobilità dei cittadini e delle merci è un fattore importante per lo sviluppo economico e culturale di aree del Paese, come quelle del Mezzogiorno, che scontano anche i ritardi della politica”.

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