Il “Russiagate” innervosisce il Governo

Il Russiagate si infittisce ogni giorno di più tenendo sui carboni ardenti il vicepremier Matteo Salvini che ieri ha sbroccato più di una volta con i giornalisti per schivare le domande su Savoini e qualche suo stretto collaboratore. 
I giornali pubblicano ogni giorno le foto del presunto (ex) collaboratore del ministro dell’interno immortalato alla famosa cena a Villa Madama in occasione della visita di Putin e molte altre nel viaggio a Mosca.  Ieri palazzo Chigi prendeva le distanze da Savoini e dal ministro dell’interno . “Continuano a pervenire alla presidenza del Consiglio richieste di informazioni sulla presenza del signor Gianluca Savoini alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, in onore del Presidente Putin. Come già anticipato, il presidente del Consiglio non conosce personalmente il signor Savoini”, precisa Palazzo Chigi. “La cena è stata offerta dal presidente Conte e l’invito è stato esteso anche a tutti i partecipanti al Forum di dialogo italo-russo delle società civili, che si è tenuto il pomeriggio dello stesso giorno presso la Farnesina. Il  Forum era stato organizzato dalla presidenza del Forum stesso e dall’Ispi e Gianluca Savoini è stato accreditato al forum Italia Russia da Claudio D’Amico, consigliere per le attività internazionali di Matteo Salvini. La sua partecipazione alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, nel corso della visita del presidente Putin in Italia non presuppone alcun legame di Savoini con palazzo Chigi. Fin qui la presa di distanza del premier Conte. Le  opposizioni da giorni chiedono che il ministro riferisca in parlamento . Il segretario del Pd Nicola Zingaretti dopo la presa di distanze di Conte ha sentito al telefono  i presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico e ha chiesto loro che il governo riferisca immediatamente alle Camere sulla vicenda che riguarda il vicepremier e il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ancora più perentorio l’ex  premier Paolo Gentiloni che arriva ad invocare le dimissioni: “Palazzo Chigi smentisce Salvini su Savoini. A questo punto non basta riferire in Parlamento. Chi dice falsità per coprire truffe e truffatori non può fare il ministro del’Interno di un grande paese democratico”.  Per giorni aveva difeso il suo alleato ma dopo la precisazione di palazzo Chigi Luigi Di Maio lasciava trapelare la sua irritazione e si sfogava con i suoi fedelissimi: “ Basta con queste mezze battutine. Non può usare l’aula come gli pare. Venga a riferire così come quando fece lo show sulla Sea Watch. Quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione. Peraltro quando si ha la certezza di essere strumentalizzati, l’aula diventa anche un’occasione per dire la propria, difendersi e rispondere per le rime alle accuse, se considerate ingiuste”.
Di Maio cercava di essere in sintonia con il premier Conte dopo la nota con la quale scaricava la responsabilità della presenza di Gianluca Savoini alla cena di villa Madama al consigliere per le attività strategiche del vicepremier leghista, Claudio D’Amico. Non è un attacco in piena regola ma il divieto di finanziamento ai partiti è una battaglia pentastellata da sempre e i 5 stelle non possono perdere la faccia. Salvini capisce di essere sotto assedio e vuole resistere a quelle che lui considera delle  “provocazioni” sia dei 5 stelle ma anche del Pd e delle forze di opposizione, in merito all’inchiesta sui presunti finanziamenti russi. Imperativo categorico del suo staff: mantenere la barra dritta, concentrati sul lavoro e sui problemi della “vita reale”.  Dopo i comizi in Emilia-Romagna e l’iniziativa  al Festival dei due Mondi di Spoleto, il segretario leghista cerca di ostentare sicurezza e concentrarsi sui “problemi concreti e soprattutto sull’appuntamento di oggi al Viminale dove incontrerà “40 delegazioni, tra parti sociali e associazioni di categoria” per “preparare insieme” la manovra. Sono mesi che salvini e la sua squadra lavorano da mesi con tanti dossier specifici, da flat tax a infrastrutture, sul tavolo .“Forse è un pò irrituale farlo al Viminale, come ha fatto notare Conte qualche giorno fa ma è anche vero che nessuno, al Mise o a Palazzo Chigi, in un anno e mezzo ha avviato un confronto così vasto, serio e strutturato”. Il riferimento è al suo alleato pentastellato titolare dei dossier al Mise. In tutte le interviste della giornata si concentra sul confronto con le parti sociali dichiara di avere la coscienza pulita e di ha fiducia nell’operato della magistratura. .

C.M.

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