Energia, stazioni idrogeno su A22 e per taxi. Modena ci crede

Se l’Italia ha davvero le carte in
regola per diventare leader nel settore dell’idrogeno, come ha
assicurato l’ad di Snam Marco Alvera’ nella sua recente audizione
alla Camera, lo si vedra’. Di sicuro, qualcuno si sta dando da
fare. Senza (per ora) eguagliare Bolzano, che vanta un impianto
per la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili unico in
Europa, a procedere convinta e’ Modena. Al fianco della Regione e
della Provincia, la citta’ della Ghirlandina e il suo territorio
aderiscono infatti alla piattaforma europea “S3 Hydrogen
valleys”, animata dall’ambizione di sostituire via via nei
prossimi anni i combustibili fossili sia nel settore dei
trasporti sia in quello del riscaldamento domestico e
dell’industria in generale. Hanno fatto un primo punto il 25
maggio a Bruxelles il presidente della Provincia Gian Domenico
Tomei e i rappresentanti dell’Aess, l’agenzia pubblica modenese
per lo sviluppo sostenibile presieduta da Benedetta Brighenti
protagonista del progetto. Insieme con Modena una trentina di
regioni europee e’ gia’ entrata nel gruppo (le quattro capofila
sono Aragon (Spagna), Auvergne-Rhone Alpes e Normandia (Francia)
e Olanda del nord, ma l’Emilia-Romagna ci crede.
Per ora sull’idrogeno pendono progetti per dotare di stazioni
di rifornimento la A22 ma anche la citta’, nell’area del polo
Leonardo fuori dal casello Modena nord. Spiega Tomei: “Entro il
2025 spunteranno le stazioni autostradali munite di idrogeno
sulla A22, nell’ambito degli investimenti programmati di
Autobrennero. Ma mi auguro monti anche l’interesse
sull’iniziativa della stazione di rifornimento fuori
dall’autostrada, fuori dal casello di Modena nord, sia per chi
viaggia ma anche per la citta’, per i suoi taxi o le sue auto di
nuova generazione. Questo e’ un inizio, si parte”.
Per le implicazioni sui mezzi del trasporto pubblico locale
sembra ancora presto (questa mattina era presente
l’amministratore unico dell’Agenzia della mobilita’ Andrea
Burzacchini, per un primo approccio) ma Tomei vuol procedere, “ad
esempio inserendo nei bandi delle nuove gare del servizio, valide
per i prossimi 15 anni, anche la previsione di nuovi bus a
idrogeno”. Il tutto “tenendo conto dell’esperienza di Bolzano,
pioniera in Italia”, precisa il presidente modenese al fianco
proprio dei colleghi altoatesini che, stamattina al summit a tema
in Camera di commercio, hanno illustrato tutta la loro
esperienza.
Evidenzia nel frattempo il direttore di Aess Piergabriele
Andreoli: “Il progetto legato all’Autobrennero mira alla
distribuzione di idrogeno fino a Campogalliano e Carpi, ma anche
i distributori tradizionali si sentono coinvolti come nel caso
del polo Leonardo, dove e’ spuntato l’interesse dei tassisti.
Stiamo seguendo i progetti per capire se otterremo almeno un
minimo di finanziamento dall’Europa. In generale- segnala
Andreoli- il mercato e gli investitori ci sono, e la questione
della sicurezza e’ ormai risolta. Ci proviamo”. Sembra fra
l’altro che il budget di avvio non sia un problema: “Il budget-
continua il direttore Aess- e’ da definire, bisognera’ mettere
insieme i pezzi. In realta’, non la vedo molto diversa rispetto
alle esperienze del fotovoltaico, della riqualificazione
energetica o dei led: anche in questi casi non abbiamo mai usato
fondi perduti, se non in parte”.
Sulle applicazioni dell’idrogeno, aggiunge il direttore Aess:
“Bolzano e’ gia’ piu’ avanti, il sistema la’ produce idrogeno per
gli autobus. L’elettrico, d’altra parte, sconta non da oggi
problemi di batterie, che costano e pesano. Vorremmo arrivare a
produrre idrogeno usando le fonti rinnovabili, acqua inclusa,
anche perche’ la tecnologia di base e’ abbastanza semplice. Si
puo’ fare, un giorno, anche nelle case, usando l’energia
elettrica in esubero degli impianti fotovoltaici”.
Intanto, Franco Giberti, presidente dell’associazione
Faib-Confesercenti di Modena, che sul distributore del polo
Leonardo osserva: “Tempi e costi dell’impianto? Dipende da come
ci muoveremo come gruppo, fino al 2025-2030 l’investimento
comunque non sara’ produttivo. Mediamente, un impianto di
idrogeno vale attorno a quota 1,2-1,3 milioni di euro. L’idrogeno
si puo’ autoprodurre o acquistare sul mercato, a un costo piu’
basso. Il problema e’ quello della compressione, ma la tecnologia
sta aiutando”. Sulle applicazioni nei trasporti, conferma
comunque Giberti, per cominciare “serve il supporto dell’Europa e
di tutta la politica, in modo da attrarre i potenziali
investitori”. La politica, intanto, condivide. Lavorano a tutta
l’iniziativa il sindaco di Spilamberto Umberto Costantini, che
anzi ha avuto per primo l’idea sull’idrogeno e l’ha proposta ai
colleghi, cosi’ come il collega di Modena Gian Carlo Muzzarelli,
presente al summit camerale con l’assessore all’Ambiente
Alessandra Filippi. Scandisce Muzzarelli: “L’idrogeno e’ un
tassello di una grande strategia europea e Modena vuole stare in
quella dimensione. Ribadisco l’impegno per un distributore di
idrogeno a Modena. Abbiamo qui un prezioso “ecosistema
dell’innovazione”, che coltiviamo”.

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