Viminale, nel 2019 un migrante su 5 è tunisino

Dei 3.126 migranti arrivati sulle coste  italiane dall'inizio dell'anno a oggi, 658 (in pratica uno su  5) al momento dello sbarco hanno dichiarato di essere di  nazionalita' tunisina. E ancora di piu' - intorno al 31% - sono  quelli che risultano essere partiti, nello stesso arco di  tempo, dal Paese nordafricano. Sta qui, in questi numeri,  indicativi di un trend ormai consolidato, il motivo della  preoccupazione che ha spinto il ministro dell'Interno, Matteo  Salvini, a scrivere al suo omologo tunisino, Hichem Fourati,  per chiedergli maggiore collaborazione nel controllo dei flussi  migratori.Nel 2016, in un momento di fortissima pressione sulle  nostre coste, i tunisini non erano tra le prime dieci  nazionalita' dei migranti sbarcati in Italia; l'anno dopo sono  saliti al settimo posto e nel 2018 sono balzati al primo,  davanti a eritrei, iracheni, sudanesi, pachistani, nigeriani,  algerini, ivoriani, maliani e guineani. Tunisini davanti a  tutti anche in questo 2019: a seguire, pachistani (426),  ivoriani (314), algerini (298), iracheni (255), bengalesi  (190), sudanesi (80), guineani (79), iraniani (69) e marocchini  (68). A lanciare l'allarme sul "consolidarsi della 'via  tunisina'", pochi mesi fa, era stata gia' la nostra  Intelligence, nell'ultima relazione al Parlamento,  sottolineando come soprattutto dalla Tunisia originasse il  fenomeno dei cosiddetti "sbarchi occulti" o "sbarchi fantasma"  (esposti al rischio di infiltrazioni terroristiche) e come in  Tunisia fosse attiva "una ramificata rete criminale di  prevalente matrice locale, con basi e referenti in territorio  nazionale".
Nella lettera resa nota oggi, Salvini riconosce "l'impegno tunisino nel bloccare la partenza di molti immigrati irregolari, nel contrastare i trafficanti e nell'adottare iniziative antiterrorismo" - sembra ormai definitivamente accantonato l'imbarazzo diplomatico nato, giusto un anno fa, dall'accusa di "esportare spesso e volentieri galeotti" - ma chiede senza mezzi termini di "imprimere un'accelerazione al modello di cooperazione gia' in atto". Il nodo principale resta quello dei rimpatri: l'accordo di riammissione tra i due Paesi c'e', e funziona sulla base di voli a frequenza settimanale, ma il ministro dell'Interno auspica "livelli di efficacia piu' elevati", "attraverso rimodulazioni improntate ad una maggiore flessibilita'". L'idea del Viminale e' quella di fare ricorso, laddove possibile, a navi di linea: ma anche se Tunisi garantira' la sua disponibilita', bisognera' lo stesso fare i conti con costi alti e con procedure estremamente complesse, in particolare con il 'via libera' che le autorita' consolari tunisine devono dare per ogni singolo caso. Negli auspici del ministero dell'Interno figurano anche l'implementazione delle "attivita' info-investigative" e "il rafforzamento delle capacita' di sorveglianza marittima attraverso lo sviluppo di un sistema integrato basato su postazioni radar e strutture operative": allo stato, le partenze avvengono per lo piu' dalla regione di Biserta o, piu' a sud, da quella di Sfax e Sousse, e sempre piu' spesso i migranti, dietro pagamento di 1.000/1.500 euro a testa, vengono caricati su barchini - a volte trainati da "navi madre" - che puntano direttamente sulle coste siciliane o mirano ad essere intercettati da motovedette italiane una volta entrati nelle nostre acque territoriali. Il ministro Salvini garantisce da parte sua sostegno "sul fronte della rimessa in efficienza delle motovedette destinate alle autorita' tunisine", "sugli interventi di assistenza tecnica relativi al sistema Afis" (di identificazione delle impronte) e "sull'ulteriore sviluppo del programma bilaterale dei prossimi anni"
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