Caso procure: martedì disciplinare Csm valuterà sospensione Palamara

Il caso procure affrontera’ martedi’ 2 lulio il primo passaggio davanti alla disciplinare del Csm: in quella data, il ‘tribunale delle toghe’ e’ chiamato infatti a pronunciarsi sulla richiesta cautelare disciplinare avanzata il
12 giugno scorso dal procuratore generale della Cassazione,
Riccardo Fuzio, nei confronti del pm di Roma Luca Palamara.
Secondo il pg, titolare, assieme al Guardasigilli, dell’azione
disciplinare per le toghe, Palamara, indagato per corruzione a
Perugia, va sospeso dalle funzioni e dallo stipendio.

La disciplinare di Palazzo dei Marescialli – che non sara’ presieduta dal vicepresidente del Csm, David Ermini, ma dal laico M5s Fulvio Gigliotti – dopo aver ascoltato i rilievi della difesa di Palamara e le
dichiarazioni che il magistrato vuole rendere nel corso
dell’udienza a porte chiuse fissata per il pomeriggio – si
ritirera’ per decidere se accogliere o meno l’istanza del pg:
il verdetto, che potra’ essere in ogni caso impugnato davanti
alle sezioni unite civili della Cassazione, potrebbe anche
arrivare nei giorni immediatamente successivi. Ma i tempi
potrebbero allungarsi, e anche non di poco: i difensori di
Palamara – gli stessi che lo assistono in sede penale – hanno
sollevato, con la memoria depositata al Csm, diverse eccezioni
preliminari, tra cui un’istanza di ricusazione del togato di
Autonomia&Indipendenza Sebastiano Ardita; se questa dovesse
essere accolta, il collegio della disciplinare – da cui si sono
gia’ astenuti, oltre a Ermini, il togato di Unicost Marco
Mancinetti e quello di Area Giuseppe Cascini – dovrebbe essere
modificato. E al momento, dopo le dimissioni di Luigi Spina e
Antonio Lepre (i cui posti vacanti saranno coperti da chi
verra’ eletto con le suppletive del prossimo ottobre), Ardita e
Cascini sono gli unici due togati in Consiglio eletti in
rappresentanza dei pubblici ministeri.

Il pg Fuzio, nell’atto con cui, l’11
giugno, ha comunicato a Palamara l’avvio dell’azione
disciplinare, contesta all’ex presidente dell’Anm, fino allo
scorso settembre togato a Palazzo dei Marescialli per il gruppo
di Unicost, la violazione dei doveri di “imparzialita’,
correttezza ed equilibrio”, in relazione ai rapporti tenuti con
l’imprenditore Fabrizio Centofanti, nonche’ un “comportamento
gravemente scorretto” attuato nella riunione notturna del 9
maggio scorso, in cui, alla presenza dei deputati Pd Luca Lotti
(imputato nella Capitale per il caso Consip) e Cosimo Ferri e 5
consiglieri del Csm (4 dei quali si sono dimessi da questo
incarico), si era parlato ampiamente delle nomine ai vertici di
alcuni uffici giudiziari, in particolare della procura di Roma,
dopo il pensionamento di Giuseppe Pignatone. Tra le
contestazioni disciplinari anche le discussioni su “possibili
strategie di discredito” del procuratore aggiunto di Roma Paolo
Ielo, coordinatore proprio del procedimento Consip. Accanto
all’azione disciplinare avviata dalla Procura generale della
Cassazione, anche quella formulata dal ministro della Giustizia
Alfonso Bonafede, il quale, fin dall’inizio dello ‘scandalo’,
ha auspicato che si arrivi a giuste sanzioni: “Siamo di fronte
a fatti gravissimi, non puo’ andare a finire a tarallucci e
vino. Le sanzioni devono arrivare, non deve passare che questa
situazione possa rimanere senza responsabili. Ce lo chiede
anche la stragrande maggioranza dei magistrati”, aveva
sottolineato Bonafede in un’intervista nelle scorse settimane.

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