Conte al duello finale con l’Ue

Salvini: «Infrazione attacco politico, da evitare ma non a ogni costo. O si abbassano le tasse o lascio il Governo», Di Maio replica: «Lo vogliono tutti, bisogna farlo davvero»

di COLOMBA MONGIELLO

Molto provato da ore di estenuante trattativa il premier Giuseppe Conte prova a stanare i commissari UE ed evitare la procedura di infrazione per debito pubblico eccessivo. La pistola carica è ancora sul tavolo e le garanzie fornite dall’Italia  non convincono pienamente e per il premier italiano “ il negoziato è molto difficile, ma la trattativa andrà avanti fino all’ultimo”. Per la prima volta Conte ammette la difficoltà della trattativa, il suo volto provato parla da solo  per la notte in bianco passata prima al vertice formale con i leader e poi a quello informale con Angela Merkel, Emmanuel Macron e il lussemburghese Xavier Bettel. Ma  Conte deve anche ammettere che la procedura per debito eccessivo è “pendente”, diceva ai giornalisti in albergo e sa bene che la procedura, percorso obbligato di riduzione del debito, è lì pronta a scattare all’Ecofin del 9 luglio e va evitata a tutti i costi. “Io ho una strategia costruttiva, insieme a Tria. Spero siano costruttivi anche gli altri nel governo”, dice il premier preoccupato per le  continue esternazioni di Matteo Salvini che a gran voce chiede garanzie sulla flat tax: “Non voglio tornare al voto, ma la manovra 2020 va fatta entro fine estate” tuonava il leghista a Roma. “Dal viaggio negli Stati Uniti ho portato una convinzione fortissima: all’Italia serve una riforma fiscale coraggiosa. E quindi, il mio dovere è farla. Se non me la dovessero far fare, io saluto e me ne vado”. . La riforma fiscale è la via per far ripartire il Paese, secondo Salvini. Servono almeno 10 miliardi, però. Al leghista rispondeva il suo alleato Luigi Di Maio: “Tagliare le tasse è come la pace nel mondo, tutti lo vogliono. Il tema è che bisogna tagliarle non sui giornali ma veramente. La Lega ha vinto le Europee, sembra che stia all’opposizione e non al governo. Non si può sempre dire che è colpa degli altri. Salvini può dire ‘o mi trovate i 10 miliardi o me ne vado”. 
Il premier italiano nonostante il vociare romano ha l’obbligo di concentrarsi sulla sua mission e non si risparmia neanche a tarda notte quando in albergo davanti ad una birra cerca approcci con i vari leader. Lui giura che non hanno parlato di procedura di infrazione ma certamente non sarà sfuggito ai vari leader la necessità dell’Italia di stabilire alleanze. 
“ La Commissione ha delle stime”, insiste Conte. “L’assestamento di bilancio è una cosa concreta, non è una proiezione ed è molto più rispondente alla realtà perché aggiornata a giugno. Non è un forum scientifico. Noi i numeri li portiamo, la Commissione li legge e li può verificare”. Sono i numeri del Tesoro: i 2 miliardi già congelati nell’accordo di dicembre con la Commissione, bloccati perché non sarà rispettato l’obiettivo del 2,04 per cento di deficit; i tre miliardi di risparmi da reddito e quota cento più le entrate da fatturazione elettronica; un miliardo da cassa depositi e prestiti. Insomma, il governo è a caccia di risorse  per evitare la procedura. “Non vado col cappello in mano in Europa, l’Italia non ha nulla da farsi perdonare…”.
Ma il vertice è anche l’occasione per chiudere la partita delle nomine europee e dopo colloqui formali e non,  ennesima  fumata nera e  tutto  rinviato ad un nuovo vertice straordinario il 30 giugno e ai contatti informali tra i leader che in settimana saranno a Osaka in Giappone per il G20. Il Consiglio europeo di giugno, che doveva decidere le nomine per i vertici dell’Unione nella nuova legislatura iniziata a maggio, si chiude con un fallimento. C’è in discussione la presidenza  della Commissione europea, la carica più delicata da cui discende il resto: la presidenza del Consiglio Ue, l’Alto rappresentante per la politica estera, la Bce. Fatti fuori già diversi nomi di peso: Manfred Weber del Ppe, il socialista Frans Timmermans, la liberale Marghrete e due nomi importanti come  Michel Barnier il negoziatore europeo della Brexit  e la cancelliera Angela Merkel. Dunque chi guiderà la Commissione? Nella chiacchierata notturna al bar dell’hotel  a Bruxelles tra Conte, Merkel, Macron e Bethel, nomi non sono stati fatti o più precisamente nessuno li ha fatti per non bruciarli.
Il Presidente francese  Macron punta alla Bce ponendo sul piatto nomi come  Christine Lagarde, attualmente al fondo monetario,  Francois Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia, o Benoit Coeure, già membro del board esecutivo della BCE. 
Oggi il Presidente Maio Draghi in scadenza di mandato  ha tenuto il suo ultimo intervento accolto da una standing ovation di tutti i presenti. Ha pesato  molto sui conti italiani la sua presidenza e la sua assenza sarà un problema in più per l’Italia e i falchi europei sono già dietro la porta.

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