Nba, quando a canestro va la multiculturalità

Quella dei Raptors contro i Warriors non e’ solo la prima, storica vittoria della franchigia di Toronto nel pianeta Nba, l’unica del Canada, ma e’ quella di un intero Paese che brilla nel campo dei diritti umani, dell’ ambiente, dell’immigrazione e che finora si era specchiato e identificato solo nell’hockey.

Lo dimostra l’esultanza con cui il trionfo dei ‘dinosauri’ e’ stato accolto da migliaia di persone in tutte le principali citta’ canadesi, che si sono unite alla gioia incontenibile della folla di fan che ha seguito gara 6 alla Scotiabank Arena.

E pensare che quando il club entro’ nella Lega nel 1995, i Raptors erano conosciuti solo per l’iconico dinosauro sulle loro canotte di gioco, raggiungendo i play-off solo cinque volte nei loro primi 18 anni di vita. Ma hanno continuano a crederci consolidando un progetto contrassegnato dalla diversita’ del team e della dirigenza, che in fondo e’ anche quella del Paese e di Toronto, una delle citta’ piu’ multietniche e multiculturali del mondo. Nella squadra dei vincitori c’e’ un pezzo di Africa (il Congo di Ibaka e il Camerum di Siakam, che si e’ messo sulle spalle la bandiera del suo Paese), di Gran Bretagna (Anunoby), di Caraibi (Boucher), di Spagna (Marc Gasol, campione 9 anni dopo il fratello Pau, primo caso nella storia dell’Nba). E c’e’ pure un pezzo di Italia che, dopo aver visto militare qui giocatori come Bargnani e Belinelli, aveva in panchina il vice coach Sergio Scariolo, gia’ vincitore con la Spagna di tre titoli europei, argento e bronzo olimpico. Un merito particolare va al tenace presidente, anche lui ‘straniero’: Masai Ujiri. “Siamo cresciuti e abbiamo provato a dimostrare al mondo che c’e’ un senso ad avere un team Nba, un solo team Nba, fuori degli Usa”, ha osservato.

Del resto il Canada continua a registrare un forte cambiamento demografico, con una popolazione sempre piu’ ‘diversa’, che tende a riconoscersi ormai non solo nello sport nazionale dell’hockey ma anche in quello piu’ globale e multietnico del basket. Un successo quindi per il modello di societa’ inclusiva e aperta perseguito e incarnato dal premier Justin Trudeau, uno dei grandi fan dei Raptors. “Ed e’ cosi’ che si fa al Nord”, ha twittato (nelle due lingue ufficiali, inglese e francese) dopo la partita – seguita sul divano insieme alla famiglia – con una punta di orgoglio ‘geografico’ che richiama anche il motto della squadra: “We the north”. Ma c’e’ anche l’orgoglio politico per un nord che ha accolto e continua ad accogliere e integrare migliaia di immigrati da ogni parte del mondo, offrendo un’alternativa all’America dei muri di Donald Trump, cui strappa per la prima volta nella storia la corona del suo sport piu’ iconico, insieme al baseball e al football.

“I tifosi di basket nel mondo ora sanno che ‘We the North’ ha davvero un significato mentre la nostra squadra finalmente alza la coppa”, ha commentato il sindaco della citta’ John Tory. “E i nostri fan hanno dimostrato a se stessi di essere i migliori del mondo! Anche gente di altre parti del Canada hanno festeggiato per il nostro team e questo dice molto”, ha aggiunto.

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