Vestirsi da uomo per affermare se stesse: la storia di Agnodice

di ALBA SUBRIZIO


In un’epoca in cui il mondo sembra diviso tra l’emancipazione sfrenata dell’Occidente e la dura lotta per i diritti fondamentali delle donne nel Medio-Oriente, mi piace questa domenica parlare, attraverso figure che si collocano tra realtà e leggenda, di donne che nel corso della storia sono state costrette a travestirsi da uomini, non in termini di transessualità, bensì per poter svolgere attività precluse alle donne. Difatti, in tutte le culture e le epoche è stata celebrata una qualche eroina che ha dovuto sfatare i pregiudizi comuni ricorrendo al cosiddetto cross-dressing: da Hua Mulan (leggendaria guerriera cinese che combatté contro gli Unni) alla più nota Giovanna d’Arco, che portò l’esercito francese alla vittoria durante la Guerra dei Cent’anni, o Hannah Snell, che servì, come fosse un uomo, nei Royal Marines tra il 1747 e il 1750; ancora, si pensi alla Papessa Giovanna (nell’IX sec. Papa Giovanni VIII), una leggenda, quest’ultima, per lo più originata in ambito antipapale dell’epoca. Numerosi altri sarebbero gli esempi da poter citare ma il blog di oggi si incentra su un episodio dell’antica Grecia, riportato da Igino nelle sue “Fabulae”. Si racconta che a cavallo tra il IV e il III sec. a.C. una donna, Agnodice, dopo aver studiato medicina al seguito del rinomato medico Erofilo (personaggio realmente esistito) ad Alessandria d’Egitto, decise di ritornare nella sua patria, ad Atene, per esercitare l’ostetricia. Infatti, le donne greche erano recalcitranti a farsi visitare da uomini e spesso questo portava a complicazioni o morti premature in gravidanza; Agnodice, pertanto, decise di operare proprio in quest’ambito. Seppur inizialmente le ateniesi non volevano ricevere le sue cure, una volta entrata in casa, lei si alzava la tunica, dimostrando di essere donna e ottenendo la loro fiducia. Quando la notizia si diffuse, sempre più gestanti richiedevano la presenza di Agnodice, al punto che gli altri medici della città cominciarono a indispettirsi e denunciarono il presunto ‘collega’ dinanzi al tribunale dell’Areopago (massima autorità per reati penali) con l’accusa di sedurre e raggirare le donne; così l’ostetrica fu costretta a rivelare la sua vera identità. In virtù di ciò, però, fu colpita da un nuovo capo d’accusa, ossia l’aver praticato la medicina sotto mentite spoglie, cosa per cui era prevista la pena di morte. Tuttavia, le donne che aveva assistito, circondando il tribunale, minacciarono di uccidersi; così non solo Agnodice fu assolta ma le fu concesso di continuare ad esercitare l’arte medica. La leggenda serviva ad Igino, forse, per spiegare come le donne siano riuscite ad ottenere questo diritto; nella realtà, l’antica Grecia era molto più moderna di quanto ci aspetteremmo e nell’epoca in cui è ambientata questa storia le ostetriche esistevano già ed erano anche tante.

P.s.in realtà il primo cross-dressing di cui si narra in letteratura è quello di uomo: Achille, proprio lui, l’eroe per antonomasia! Secondo il mito, raccontato – tra gli altri – da Papinio Stazio, la madre non voleva farlo partecipare alla Guerra di Troia e perciò lo nascose tra le figlie del re di Sciro. L’astuto Ulisse, però, quando doveva reclutare i guerrieri per la spedizione, portò doni alle fanciulle di Sciro: stoffe e oggetti preziosi, tra cui nascose armi splendenti. Ad un certo punto si accorse che una delle ragazze non era attratta da alcun monile ma dalle armi e così lo smascherò.

«E quel giorno che ha potere solo sul mio corpo e su null’altro, ponga pure fine, quando vorrà, alla mia vita. Con la miglior parte di me volerò eterno al di sopra degli astri e il mio nome non si potrà cancellare, fin dove arriva il potere di Roma sui popoli soggiogati, là gli uomini mi leggeranno, e per tutti i secoli vivrò della mia fama…». Così Publio Ovidio Nasone conclude il suo capolavoro “Le Metamorfosi”; sulla scia del grande Sulmonese. E, allora, eccomi qui a raccontarvi di miti, eziologie e pratiche del mondo antico… che fanno bene anche oggi.
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