Quel forno che brucia dentro di noi affetto, legami ed emozioni

di TIZIANA PRENCIPE

Lo stomaco, che gli alchimisti indicavano come il forno che brucia dentro di noi, è quel luogo del nostro corpo in cui le sostanze provenienti dall’esterno vengono preparate a “farsi carne con noi”. Prima di abitare nel nostro sangue, devono infatti essere filtrate, purificate dallo stomaco e da questo distillate per giungere al sangue in forma di essenza. Centro di trasformazione del cibo, lo stomaco, perciò, si fa carico simbolicamente di tutto ciò che è in rapporto all’elaborazione del nutrimento. Nutrimento inteso anche come affetto, legami ed emozioni. E’ singolare che il percorso che il cibo segue all’interno dell’organismo rimandi, per analogia, al viaggio dell’Eroe. L’Eroe abbandona il mondo normale per avventurarsi in un regno meraviglioso e soprannaturale. Qui incontra forze favolose, affronta pericoli, fino a sfiorare la morte, riporta una decisiva vittoria e fa quindi ritorno dalla sua avventura dotato del potere di diffondere la felicità fra gli uomini. Ecco allora che siamo di fronte al grande tema simbolico della discesa: entrambi, cibo ed Eroe, discendono nel buio per ritornare, trasformati e potenti, alla luce. Nel momento in cui il cibo arriva nello stomaco, termina l’azione del mangiare e si avvia quella del digerire e dell’elaborare. Questo significa che le reazioni al cibo che coinvolgono lo stomaco avvengono ad un livello più profondo di quanto non accada per la bocca: il cibo, e quindi metaforicamente il pensiero, è già stato cioè in parte assorbito ed introiettato dal corpo. Tra i disturbi e le malattie più diffuse, vi è senz’altro la gastrite. Da un punto di vista psicosomatico, ha proprio a che fare col vivere situazioni indigeste che non riusciamo a mandare giù. In altri termini, possiamo dire che la gastrite rappresenti la difficoltà ad accettare e digerire la realtà. In particolare, esprime il desiderio di portare dentro, di incontrare qualcuno o qualcosa di cui si ha voglia, ma che, contemporaneamente, contiene elementi sentiti come pericolosi e inaccettabili. Se non si riesce a risolvere tali conflitti, si crea così una grande frustrazione, che a sua volta dà origine a rabbia e aggressività. Difatti il gastritico tiene dentro e scarica nel suo stesso stomaco, tutta la tensione accumulata. Ebbene i sintomi parlano chiaro. Il bruciore è il fuoco interiore che arde inespresso. I dolori, spesso in forma di crampo, esprimono il disagio per non riuscire a manifestare se stessi. La nausea è un rifiuto della situazione, così come il vomito è un rigetto. L’inappetenza con la chiusura di stomaco denota, inoltre, l’indisponibilità ad accettare più di quello che già si è accolto. Ed infine, la digestione laboriosa esprime la difficoltà nell’accettare il cibo-ambiente-situazione, poiché fonte di problemi. Pertanto, per un maggior successo, tale forma patologica è bene che si affronti sia attraverso un riequilibrio alimentare e comportamentale sia psicologico.

BIBLIOGRAFIA

Dizionario di Medicina Psicosomatica. Edizioni Riza S.p.A. 2012.

Il desiderio è una forza che ci attraversa. E’ diversa. Non è la forza dell’io semplicemente, ma è qualcosa di ulteriore rispetto all’io. E’ così che la psicologia mi ha trovato e io mi sono fatta trovare. Ho conseguito, quindi, la laurea in psicologia clinica e della salute a Chieti e, ben presto, la specializzazione in psicoterapia presso l’Istituto Riza di medicina psicosomatica di Milano. Non solo una preparazione professionale, ma un vero e proprio percorso interiore. Ho ottenuto poi un master in perizia e psicologia giuridica e attualmente svolgo la libera professione in qualità di psicologa e psicoterapeuta, esperta in tecniche di rilassamento a mediazione corporea e tecniche immaginative.  Al contempo sono relatrice in numerosi convegni, corsi e dibattiti su tematiche di psicologia. Una mente e dunque un corpo. Un corpo danzante, una passione chiamata ballo: per anni atleta agonista della federazione italiana danza sportiva. Quando qualcuno rinuncia ad ascoltare la chiamata del proprio desiderio, lì la vita si ammala.
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