Litigare su Siri non conviene a nessuno, Salvini smorza i toni dello scontro

di MICHELE ESPOSITO


“In Consiglio dei ministri non ci sara’ alcuna conta e non c’e’ alternativa alla soluzione da me indicata”. Giuseppe Conte, dalla sua Puglia, prova a smorzare le polemiche su Armando Siri e, allo stesso tempo, costruisce i due terzi di un sillogismo la cui terza proposizione non puo’ che essere le dimissioni del sottosegretario leghista. Il premier
parla in una giornata che inizia sotto i colpi, a mezzo stampa e parzialmente smentiti dal diretto interessato, del suo vice Matteo Salvini. Colpi dai quali Conte si tiene a debita
distanza, manifestando calma fermezza ma avvertendo la Lega su un fatto: andare allo scontro in Cdm su Siri non conviene a nessuno.
I fuochi di artificio di ieri, quando il governo sembrava a
un passo dalla caduta, oggi sembrano sensibilmente annacquati. Salvini e Luigi Di Maio si tengono a debita distanza, anche geografica, rincorrendosi su proposte, frecciate, reciproci attacchi sull’argomento del giorno ma promettendo, alle rispettive platee, che il governo andra’ avanti. Ed e’ proprio Salvini, dalla Toscana – tra i suoi obiettivi principali
nell’avanzata elettorale della Lega – a volersi tenere ben distante dalle polemiche romane. “Non mi interessa andare alla conta in Cdm”, sottolinea il vicepremier dopo che, in mattinata, Conte assicura proprio che “non ci sara’ alcuna conta”. E Salvini smentisce anche i retroscena secondo cui il caso Siri avrebbe azzerato la sua fiducia nel premier. “Io mi fido del premier”, assicura il leader della Lega prima che, sulla vicenda del sottosegretario torni a parlare Conte.
Il premier, che nel corso della giornata non sente Salvini, riafferma il ruolo di decisore che si e’ ritagliato in questi
giorni e ribadisce la bonta’ della decisione presa. “E’ stata una decisione giusta ma sofferta, ho ascoltato tutti e ho agito in
trasparenza”, assicura replicando, implicitamente, a chi, nella Lega, evocava una sua scorrettezza. Resta da vedere come, nei fatti, si chiudera’ il caso prima che, probabilmente mercoledi’ mattina, il Cdm sia convocato. La Lega, ufficialmente, smentisce qualsiasi passo indietro ma, da qui alle prossime 72 ore, per evitare lo strappo in Cdm o un improbabile voto della Lega a favore della revoca di Siri ci sono due opzioni: che i ministri
di Salvini disertino il Consiglio o che il sottosegretario si dimetta prima. Ed e’ proprio quest’ultima soluzione, in queste ore, a prendere quota.
Di Maio, dal canto suo, continua a non mollare la presa “bombardando” la Lega sul suo attaccamento alla poltrona. Ma, nel M5S, sono consapevoli che per parare l’avanzata leghista servira’ altro. Anche perche’, l’obiettivo di Di Maio e’ ridurre al minimo la distanza tra il MS5 e la Lega alle Europee. E i sondaggi, in queste ore, dicono che litigare stando al governo non paga. Ecco perche’, dietro le quinte dell’eventuale intesa su Siri c’e’ soprattutto un assioma: creare una crisi prima delle Europee non conviene a nessuno. Poi, dopo il 26 maggio, tutto potra’ accadere. Ma il primo a “stoppare” eventuali blitz di Salvini, come dimostra il caso Siri, potrebbe essere proprio Conte. (ANSA).

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